Quando ho iniziato a scrivere la Notte Inquieta non immaginavo che sarebbe diventata così grande.
La prima crescita
All’inizio era poco più di un racconto pubblicato su un blog e alcune idee sparse in un quaderno. Col tempo però il progetto ha continuato a crescere e a occupare nuovi spazi. Il quaderno si è riempito in fretta, poi i quaderni sono diventati due e mi sono accorto che, nonostante ciò, molte cose trovavano posto solo nella mia mente, perché non c’era stato il tempo di buttarle giù.
Non pubblicavo tutto e cercavo di tenermi alcuni contenuti in testa, pronti per future rivelazioni. Poi, con l’ulteriore crescita del materiale, mi sono creato dei veri e propri archivi digitali completamente separati da quanto già pubblicato, incluso un gigantesco documento di “orientamento” (tremendo).
La stasi
La diffusione della saga stentava nonostante le varie pubblicazioni sul blog e su iBook, e la pubblicazione rallentava assieme al calare del mio entusiasmo, ma i contenuti continuavano ad arrivare e a crescere, fino al punto che quegli archivi diventarono la maggior parte di quanto scritto. Erano ormai un enorme cumulo di dati che prendevano polvere digitale, in attesa di una possibile futura pubblicazione.
Il rilancio
Poi è successo che ho deciso di ripartire in un modo nuovo, così al mondo sono arrivati nuovi contenuti mentre rimodellavo quelli vecchi (perché nel frattempo la mia scrittura era migliorata).
Ed ecco arrivare l’esperimento “Nel Cuore di Athanor” e la nuova vita di quelle che furono le “Pillole della Notte Inquieta”, ma anche il Lessico e i dialoghi teatrali.
La nuova via delle pubblicazioni sfruttava un canale diverso per ogni contenuto, questo mi aiutava a tenere ordine tra quanto già “fuori”, ma non risolveva ancora il caos di tutto quello che c’era sotto il cofano.
Decisi di accelerare la pubblicazione di quanto già “pubblicabile”, ma serviva anche un lavoro diverso, che mi aiutasse a orientarmi rapidamente, e per questo creai il Vault di Obsidian (ve ne parlerò presto) della Notte Inquieta relativo a quanto già pubblicato. Una vera manna dal cielo.
Raggiunto questo obiettivo, mi resi conto che riuscivo effettivamente a lavorare meglio sia sui contenuti nuovi che su quelli da revisionare, ma ho cominciato a pensare che dovevo lavorare anche alla resistenza del progetto nel tempo.
Così Notte Inquieta è approdata su GitHub e Internet Archive, si è replicata nei mirror di emergenza, e ha portato con sé una revisione completa del sistema di backup che utilizzavo già da anni.
Avevo cambiato tutto ancora una volta e il progetto si era adattato, di nuovo.
A guardarlo oggi, il risultato è quasi sorprendente.
Tirando le somme
Il problema non è inventare nuove cose, non lo è mai stato.
Il vero problema è riuscire a mantenere tutto organizzato, per rimanere coerenti, per non perdere la direzione.
Più un mondo cresce, più aumenta il rischio di perdere pezzi per strada, scrivere sciocchezze, cadere in contraddizione.
Il mio incubo, quando scrivo, è l’incoerenza.
Non perché ogni dettaglio debba essere perfetto, ma perché voglio che il mondo conservi una sua identità riconoscibile nel tempo.
Per questo motivo, quando lavoro a un nuovo testo, ho spesso la sensazione di dover tenere virtualmente l’intera saga sotto gli occhi.
A volte sembra quasi un lavoro di archeologia.
Altre volte assomiglia più alla manutenzione di una macchina che continua a crescere mentre la si sta ancora costruendo. A pensarci bene, questa cosa mi ricorda Athanor. Ed è probabilmente uno dei motivi per cui continuo a divertirmi.
Ogni nuovo testo non è soltanto una storia da raccontare. È anche una sfida. La sfida di aggiungere qualcosa di nuovo senza perdere quello che è stato costruito fino a quel momento.
Forse è questo il prezzo da pagare quando un mondo immaginario diventa più grande di quanto avevi previsto.
Oppure, più semplicemente, è uno dei segni che quel mondo ha iniziato a vivere davvero.
Fonte immagine: pittura con Procreate