Negli ultimi tempi ho cominciato a controllare le statistiche del sito. A prima vista sembravano incoraggianti: il traffico era in crescita, gli accessi aumentavano, alcune pagine iniziavano a muoversi più del solito.
Poi però ho visto che non tutto era come sembrava.
Una parte consistente di quelle visite non arrivava da persone interessate ai miei racconti, ma da bot, crawler e altri sistemi automatici. Le visite reali alle opere erano meno di quanto avessi immaginato.
Non è stata una scoperta piacevole.
Pubblico su molte piattaforme. Condivido i link sui social, nella newsletter, sul Fediverso. Cerco di rendere tutto accessibile, ordinato e facile da trovare. Eppure, spesso, dall’altra parte sembra non esserci molta gente.
Sono presente, ma quante persone mi leggono davvero?
L’illusione di Internet
Una delle tante illusioni di Internet è farci credere che pubblicare qualcosa online equivalga a renderlo visibile al mondo. Non c’è niente di più falso.
Una pagina pubblicata può essere visitata, indicizzata, archiviata, condivisa, copiata e ritrovata anche dopo molto tempo; ma non per questo lo sarà.
Ogni giorno vengono pubblicati più contenuti di quanti una persona potrebbe consumare in tutta la propria vita. Perché dovrebbe scegliere proprio i miei?
Le piattaforme usano gli algoritmi per decidere cosa mostrare. Le persone hanno poco tempo e moltissime alternative.
Un’opera può quindi esistere pubblicamente e, nello stesso tempo, rimanere quasi completamente nascosta.
Il peso dei numeri
I numeri non sono mai stati il mio obiettivo. Voglio lasciare qualcosa al mondo, non diventare famoso. Però non voglio neanche fingere che i numeri non contino nulla.
Scrivo perché ho il piacere di scrivere, ma pubblico perché vorrei anche essere letto.
Vorrei che qualcuno incontrasse i miei personaggi, attraversasse i luoghi che ho immaginato e percepisse almeno una parte di quello che provo mentre costruisco questo mondo.
Quando scopro che i lettori reali sono pochi, mi dispiace.
Comunque non è tutto un disastro. Il sito riceve più visite di prima e gli articoli vengono letti. Come avevo previsto, però, il passaggio dagli articoli alla narrativa rimane debole: molti visitatori non arrivano ai racconti.
Allora perché continuare?
Una questione di principio
Pubblico perché questa è la mia eredità e spero ancora nell’incontro con il lettore. Non con una folla, ma con una persona. Qualcuno che arriva, legge e decide di proseguire perché interessato. Una persona che riconosce qualcosa di sé in un personaggio o sente risuonare dentro di sé alcuni degli argomenti che tratto. Una persona che torna dopo qualche settimana per vedere se il mondo è andato avanti.
Pubblicare significa lasciare una possibilità aperta
Un testo pubblicato può essere trovato oggi, tra un mese, tra dieci anni o magari ancora più in là. Può essere raggiunto da una ricerca improbabile, da un vecchio link, da un archivio o dal consiglio di qualcuno.
Non posso controllare se questo incontro avverrà, ma posso fare in modo che sia possibile.
È anche per questo che archivio la saga, la distribuisco su piattaforme diverse e cerco di renderla resistente al tempo. Non sto soltanto cercando lettori immediati. Sto cercando di impedire che il mondo scompaia prima ancora di avere avuto la possibilità di essere scoperto.
Una trappola comune
Quando i dati mi hanno deluso, mi sono chiesto se questi risultati valessero davvero tutta la fatica fatta.
Ma questo è un errore. Non permetterò alle statistiche del sito di decidere se vale la pena o meno di scrivere la Notte Inquieta.
Una giornata senza accessi può essere la prova che nessuno si accorgerà mai di quello che ho creato? Una condivisione completamente ignorata può diventare un giudizio sul valore dell’intero progetto?
I numeri misurano la diffusione, non il valore.
Possono dirmi che non sto raggiungendo abbastanza persone. Possono suggerirmi che devo cambiare il modo in cui presento le opere o cercare nuovi luoghi in cui incontrare lettori.
Non possono dirmi se questo mondo merita di esistere.
La strada scelta
Ho deciso che devo continuare a scrivere e cercare di capire come raggiungere le persone che possono apprezzare la Notte Inquieta.
Non devo fingere che la promozione stia funzionando meglio di quanto mostrino i dati. Devo accettare che, per ora, il pubblico è piccolo.
Del resto la scrittura e la distribuzione sono due problemi diversi. La verità è che devo ancora imparare come presentare questo mondo e come portarlo davanti alle persone che potrebbero apprezzarlo.
Posso lavorare sulla scrittura e sulla distribuzione senza permettere che le difficoltà temporanee dell’uno distruggano l’altro. Perciò ho da tempo deciso che continuerò a pubblicare.
Continuerò perché questo mondo esiste, perché voglio dargli una forma e perché, finché rimane accessibile, esiste ancora la possibilità che qualcuno lo incontri.
Gli strumenti descritti in questo articolo vengono utilizzati per costruire e conservare la saga narrativa Notte Inquieta.
Se vuoi vedere il risultato di questo lavoro visita la
Pagina delle Letture
Fonte immagine: pittura digitale astratta realizzata su Procreate, ispirata dall’articolo.