Perché uso IPFS per una saga narrativa

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Se avete letto gli articoli precedenti, sapete già che negli ultimi mesi una parte importante del mio lavoro non è stata soltanto scrivere. È stata anche capire come evitare che tutto questo possa andare perduto.

Internet Archive è stato un primo passo importante.

Ma non è stata affatto la risposta definitiva, perché, come spesso accade, una domanda tira l’altra.
Se un archivio è importante, cosa succede se anche quell’archivio un giorno dovesse diventare irraggiungibile?
Internet Archive è un’istituzione del web, è infinitamente più stabile del mio sito, ma resisterà alle trasformazioni del mondo?
Anche le realtà più solide possono attraversare momenti difficili. E se c’è una cosa che Internet mi ha insegnato è che nessuna piattaforma dovrebbe essere considerata eterna.
Non è pessimismo. È il modo in cui ormai mi trovo a ragionare quando costruisco qualcosa destinato, almeno nelle mie intenzioni, a durare davvero molti anni.

Forse serviva anche qualcos’altro, da affiancare all’archivio ufficiale. Così mi sono avvicinato a IPFS.

Per chi non lo conoscesse, IPFS è un sistema molto particolare per distribuire i file su Internet. Invece di identificare un file in base al luogo in cui si trova, lo identifica in base al suo contenuto.
Quindi, invece di affidarsi a un unico server, permette a uno stesso contenuto di essere disponibile attraverso più copie distribuite nella rete.

È un modo completamente diverso di pensare ai documenti.

Quando ho capito questa differenza, adottare IPFS mi è sembrato quasi una naturale evoluzione del percorso che avevo già iniziato con l’archiviazione in PDF-A.
Naturalmente IPFS non sostituisce il sito ufficiale o Internet Archive. Li affianca.
Ognuno svolge un compito diverso: il sito rimane la casa della Notte Inquieta; Internet Archive conserva le pubblicazioni in uno spazio più sicuro. IPFS permette che delle copie delle pubblicazioni siano disponibili anche altrove, aggiungendo un ulteriore livello di resilienza.
Alla fine è un modo per rendere il progetto un po’ meno dipendente da un singolo luogo.

Non sto cercando di prevedere il futuro. Sto semplicemente cercando di prepararmi all’eventualità che un giorno qualcosa cambi. Del resto, l’unica costante del mondo è proprio il cambiamento.
Un giorno tutto questo servirà davvero? Forse no.
Forse nessuno userà mai quei collegamenti.
Costruire un’opera significa anche pensare agli scenari che speri di non dover mai affrontare. Ed è probabilmente questo il motivo per cui continuo ad aggiungere un nuovo livello di protezione ogni volta che ne scopro uno.

Chiamatela ossessione o affetto per quello che creo, ormai è un obiettivo del progetto stesso.
Rendere la Notte Inquieta un po’ più difficile da far scomparire.


Gli strumenti descritti in questo articolo vengono utilizzati per costruire e conservare la saga narrativa Notte Inquieta.
Se vuoi vedere il risultato di questo lavoro visita la
Pagina delle Letture

Fonte immagine: pittura digitale astratta realizzata su Procreate, ispirata dall’articolo.

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